Art appropied moment

 

From “La fabbrica della bellezza” by Paolo Ambrosio editions Prinp Torino

The personal past with its accumulation of experiences, and the collective past with the accumulation of facts that are shared with others are suffering as they emigrate into a digital world that separates facts from experience of the Art. We have an imbalance between internal and external knowledge with the image of today that no longer has memory of the past and leads us to continuous criticism with an incentive to do.

In abstract art there is no distinction between images and reality and this does not provide answers but shakes plural convictions.

The works are more than what they represent. We images are not simply illustrations but we build what we show. We are producers of experience and action developing a power, in relation to the context, which takes shape and speaks to those who look at us. An example of talking works that manifested themselves as critiques to the authorities and which established a counterpower of the image, each making an effect on their own in a narrative way, were the statues of Pasquino 1550 in Rome.

We images catalyze the ideas to make the observer’s attention more active and lively and we do not use men to exist but to understand them better. Man, poetic animal, is thirsty for symbolism and we images offer us with a happy composition of canvas, color, light, tone, contrast, sign, perspective, brilliance, meaning and signifier. Our soul is nothing but a ferment of matter. Energetic entity that attracts and enchants or hurts us.

Didi Hubermann talks about broken imagination because information gives us too much multiplication of images, so much so that we are led to believe more than nothing and not be able to see anything that we have before our eyes.

But the images have the power, Miecke Bal argues that every look is a reading within a frame of certain accepted codes.

The painting is in itself a small world, it belongs to the world of things, it is more than an accumulation of substance, it is matter that acquires a model of reality. The individual colors and stains do not mean anything but cooperate in a lateral way with other points that in their contrast move the look.

The matrix of painting is not ordered but has, like the language, semantic play spaces that, in moments of multiple voices, give experience and richness of interpretation.

Images that do not exist per se occur through transmission and perception in the whole of the imaginary.

The power of images has different reading possibilities that leave the viewer in a sort of paralysis and often what they want does not coincide with the message, they must be helped to remember what they want through dialogue with others.

In social relations, images want to have the same rights as language, and to be considered in their multiplicity of positions of identity as complex individuals.

 

Da “La fabbrica della bellezza” di Paolo Ambrosio        edizioni Prinp Torino

Il passato personale con la sua accumulazione di esperienze, e il passato collettivo con l’accumulazione dei fatti che si condividono con gli altri sono in sofferenza in quanto emigrano in un mondo digitale che separa i fatti dall’esperienza dell’arte. Abbiamo uno sbilanciamento tra conoscenza interna ed esterna con l’immagine di oggi che non ha più memoria del passato e ci porta ad una continua critica con stimolo del fare.

Nella abstract art non si distingue tra immagini e realtà e ciò non fornisce risposte ma scuote convinzioni plurali.

Le opere sono più di ciò che rappresentano. Noi immagini non siamo semplicemente delle illustrazioni ma costruiamo quello che mostriamo. Siamo produttrici di esperienza e di azione sviluppando una potenza, in relazione al contesto, che prende corpo e parla a chi ci guarda. Un esempio di opere parlanti che si manifestavano come critica alle autorità e che instauravano un contropotere dell’immagine facendo ciascuna un effetto in proprio in un modo narrativo, sono state le statue di Pasquino 1550 a Roma.

Noi immagini catalizziamo le idee per rendere più attiva e vivace l’attenzione dell’osservatore e non ci serviamo degli uomini per esistere ma per capirli meglio. L’uomo, animale poetico, è assetato di simbolico e noi immagini ci offriamo con una felice composizione di tela, colore, luce, tono, contrasto, segno, prospettiva, brillantezza, significato e significante. La nostra anima non è altro che fermento della materia. Entità energetica che ci attrae e ci incanta o ci ferisce.

Didi Hubermann parla di immaginazione lacerata in quanto l’informazione ci da troppo moltiplicando le immagini, tanto che siamo portati a credere più a niente e non riuscire a vedere niente di ciò che abbiamo sotto gli occhi.

Ma le immagini hanno il potere, Miecke Bal sostiene che ogni sguardo è una lettura all’interno di una cornice di determinati codici accettati.

Il dipinto è in sé un piccolo mondo, appartiene al mondo delle cose, è più di un’accumulazione di sostanza, è materia che acquisisce modello di realtà. I singoli colori e macchie non significano nulla ma cooperano in modo laterale con altri punti che nel loro contrasto movimentano lo sguardo.

La matrice della pittura  non è ordinata ma possiede, come il linguaggio, degli spazi di gioco semantico che, nei momenti di più voci, danno esperienza e ricchezza interpretativa.

Le immagini che non esistono di per se accadono attraverso la trasmissione e la percezione nell’insieme  dell’immaginario.

Il potere delle immagini ha diverse possibilità di lettura che lasciano lo spettatore in una sorta di paralisi e spesso ciò che vogliono non coincide con il messaggio, devono essere aiutate a ricordarsi cosa vogliono attraverso il dialogo con gli altri.

Nelle relazioni sociali le immagini vogliono avere gli stessi diritti del linguaggio, ed essere considerate nella loro molteplicità di posizioni d’identità come individui complessi.